
In questa società dove tutto cambia e niente muta davvero, mi rendo conto di come a questo mondo esistano pochi audaci pittori. In primo luogo io mi ritengo un pittore e NON un artista: artista è un termine troppo generico, non vuol dire nulla, infatti un artista non fa nulla. Io dipingo e mi confronto con quelli che usano dei pennelli su dei supporti quali la tela, la tavola, l'intonaco, ecc.
Il grave errore storico è quello di considerare i pittori del passato, solo come dei "fotografi documentaristi" e sostenere che con l'avvento della fotografia il pittore abbia perso il "faro" (l'imitazione della natura) e si è dato ad altro. Questo è un errore da dilettante della storia dell'arte: farò pochi ma esaustivi esempi: il primo fra tutti è il Giudizio universale di Michelangelo: solo col pennello e l'ingegno si poteva fare, il giudizio non è mera imitazione o rappresentazione ma una trasfigurazione dello stesso pittore Michelangelo: il suo gesto ripetitivo del pennello sulla superficie imprime (quasi come una veronica), lo stesso autore trasfigurato nell'intero affresco. Il pittore è tutto questo, l'artista non potrà mai arrivare a tanto solo con il concetto. L'atto stesso di creare o ricreare forme imprimendogli colore è creazione. Il pittore come lo scultore crea, non è un creativo fine a se stesso che si autocelebra, ma crea trasformando la materia-colore in qualcosa concernente al divino. Oggi quelli definiti artisti fanno tutto tranne creare: assemblano oggetti, fanno installazioni con pietre, stracci, mucche, maiali, uomini nudi, impacchettano grattaceli, espongono cadaveri, fantocci impiccati, palle colorate, cessi, ecc., oppure quando cercano di dipingere non hanno neppure lontanamente compreso le mescolanze, i vari gradi di velatura o di materia atti a creare un'opera d'arte. Poi hanno completamente perso il concetto di composizione: il pittore come il musicista compone, crea armonie e disarmonie, mette le pause fra una nota/colore e l'altra. Rispetta dei codici per poter arrivare alla creazione.
Oggi con la scusa della provocazione si fa tutto male e oscenamente brutto, squallido.
Il secondo esempio possono essere senz'altro gli autoritratti di Rembrandt, nei quali la pittura-materia diventa pelle, capelli, velluti, vibrando e comunicando all'osservatore qualcosa che va oltre la rappresentazione: non vi è solo un volto dipinto ma la sua trasfigurazione.
Il terzo esempio, ma non ultimo è dato dalla grande strada percorsa da Giorgio De Chirico il quale attingendo alla pittura del quattrocento e primo cinquecento (Vedi Paolo Uccello, Piero della Francesca, Vittore Carpaccio, ecc.) ha ideato la Pittura Metafisica, influenzando poi tanti altri pittori quali René Magritte, Salvador Dalí, Carlo Carrà, e tanti altri che non menziono.
De Chirico ha saputo reinventare la pittura, riproponendola in una chiave moderna, egli ha sempre usato le tele ed i pennelli ed ha influenzato quasi tutto il novecento, dimostrando che la pittura non è morta con l'avvento della fotografia, anzi ha potuto rendere visibile meglio la sua essenza, svincolandosi dalla mimesi delle cose visibili.
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