
Le due lune in un firmamento azzurro, riflettono la loro luce in un mare che fa sognare tempi mitici, classici e romantici. La visione totale si perde e disperde in un mondo onirico che fa intravvedere immagini e personaggi che non sono configurati, ma che la mente dell’osservatore pone o può porre laddove il chiaroscuro è più marcato. In questo dipinto l’artista trasporta l’attento fruitore in una dimensione metacosmica e trascendente che fa presupporre l’esistenza di un Creatore che ha dotato l’universo di armonia musicale dantesca ed equilibrio astrologico. Indiretto è il riferimento a Paul Debussy che, tramite il suo componimento musicale, sembra ispirare il nostro pittore conducendolo per sentieri immaginifici e metaforici.
I colori azzurri sono piuttosto oscuri, ma sottendono il mistero del cosmo, cioè una realtà ancora da scoprire e ci ricordano alcuni canti leopardiani che decantano appunto la luna, la sorella luna del Poverello d’Assisi. Le due lune sono piuttosto surrealistiche ed attestano l’estetica di Matteo Lama che emerge dal suo recente libro “La pittura metacosmica”, in cui ogni poesia è degnamente illustrata da un dipinto di rara esecuzione.
Anche nel dipinto “Sarcofago: mistero della resurrezione” (cm 70x50, olio su tela, 1997) osserviamo la presenza di due lune, di proporzioni e grandezze differenti. Qui, però, vi mancano le cariatidi e la colonna greca che sono presenti nel quadro “Al chiar di lune” a cui esse impongono un senso di cromatismo classico. Infatti, i colori del dipinto “Sarcofago…” sono più chiari e sfumati. “Due lune possibili all'orizzonte / appaiono appese / al cielo senza tempo…/ In un’aria sospesa / il mistero è già compiuto”.
Prof. Dr Orazio Tanelli
Direttore del Ponte Italo-Americano
Verona, New Jersey, USA.




