sabato 5 giugno 2010

Artisti di provincia, Critica, ARTISTA CONSUMATO

Sono convinto che l'arte vera oggi, sia presente più nella provincia che nelle grandi metropoli. In particolar modo mi riferisco a quegli artisti (il più delle volte sconosciuti e fuori dai grandi circuiti), che dipingono per amore (e solo per quello) della pittura stessa. Nella provincia di solito gli artisti conservano quella ingenua voglia di creare un'opera senza i pesanti ed ingombranti vincoli del Mercato, dei critici, dei collezionisti: in poche parole gli artisti sono più liberi e creativi. Mi è capitato spesso di vedere artisti provenienti da grandi città e spesso noto una scarsa creatività, anzi le opere di questi artisti si assomigliano in modo sconcertante: sono tutte con un denominatore comune: la ricerca di un consenso nel mercato, nella critica, nelle gallerie e nei collezionisti...molti artisti di una provincia come la mia, sono un po' più distanti da queste logiche (anche se non sono del tutto scevri) del profitto: dipingono un quadro perché gli va e basta, senza curarsi di avere uno stile personale che possa interessare la critica o il mercato. Anche nelle metropoli si possono incontrare queste tipologie di artisti, ma a mio avviso è più probabile trovare l'artista militante alla ricerca di un consenso.
Un discorso andrebbe fatto anche sulle gallerie e sui critici: nella maggioranza dei casi per accedere ad una galleria bisogna pagare (e le cifre sono alte), poi per avere una critica dal critico di turno bisogna ancora pagare, quindi in sostanza o l'artista è un miliardario o è uno squattrinato. L'artista è diventato paradossalmente il MECENATE DELL'ARTE, è colui che fa vivere il sistema, cioè finanzia il mercato, la critica (che altrimenti non esisterebbe) e i collezionisti.
Andy Warhol aveva capito che l'oggetto arte era un prodotto inserito nella macchina infernale della produzione di massa e che aveva perso l'Aura della sua unicità. Oggi è l'artista ad essere un PRODOTTO DI CONSUMO, il quale consuma arte e viene consumato dal sistema che lo spreme come un limone. La critica è ben lieta di accoglierlo a patto che paghi il prezzo della sua vocazione all'INDUSTRIA ARTE: pagato quaesto prezzo, si accede alle gallerie che hanno un altro costo, poi alle pubblicazioni, poi alle apparizioni mass-mediatiche (e qui le cifre sono da paura), poi arrivano le recensioni...Insomma l'artista-PRODOTTO di CONSUMO, che ha perso la sua AUREA viene a poco a poco DIVORATO, INGURGITATO e POI defecato.

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