La nostra società tecnocratica dell'iper-consumo spinge l'iper-consumatore a consumare anche l'arte. l'arte-mercificata non basta più..l'arte deve essere consumata. L'ipermercato contemporaneo è definito come "cattedrale" post-moderna nella quale il demiurgo consumo, legittima i fedeli consumatori al rito iniziatico della bulimica corsa al divorare tutto. Io immagino i consuma(t)tori come una sorta di grande bocca che voracemente, divora tutto, anche l'arte.
L'arte è divorata (a volte vomitata), non c'è tempo per soffermarsi a contemplare o a significare, l'importante è sapere se l'oggetto-prodotto può essere divorato e inserito nell'ingranaggio perverso del consumo. Se il prodotto non può essere consumato, viene espulso dal sistema, rigettato come materiale nocivo, inquinante e deleterio. Anche gli "antichi" Musei assumono sempre più i connotati di grandi
Ipermercati del consumo: i gadgets sono più importanti delle opere, le attrazioni quali ristoranti, punti shop, ecc., sono le cose trainanti dei moderni Ipermercati-Musei.
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